PIM e AI nell’ecommerce: come gestire il catalogo multicanale

intervista vicsam group 2026

PIM e AI nell’ecommerce: come gestire il catalogo multicanale

Gestire un catalogo distribuito tra ecommerce, marketplace e gestionali diversi può diventare rapidamente un problema di controllo, coerenza e scalabilità. Ne abbiamo parlato con Raoul Cuppone, Client Manager di Vicsam Group, approfondendo il ruolo dei PIM nella gestione multicanale e le applicazioni più concrete dell’intelligenza artificiale sui dati di prodotto.

Quando il catalogo diventa un freno alla crescita di un ecommerce multicanale e come può intervenire un PIM?

Il catalogo diventa un freno quando gli stessi dati vivono in posti diversi: il gestionale, il sito, i marketplace. Da lì nascono i problemi che bloccano la crescita, cioè prodotti pubblicati in ritardo, schede incomplete che i marketplace rifiutano, giacenze allineate a mano e quindi vendite su articoli finiti. Il freno non è il traffico, è il tempo che il team perde a rimettere in ordine sempre gli stessi dati. Un PIM interviene creando un unico punto in cui il prodotto viene arricchito una volta sola e da lì parte verso tutti i canali, ciascuno con le sue regole. Così aprire un canale nuovo costa giorni, non mesi.

Nell’uso dell’AI sul catalogo prodotto, cosa funziona già davvero e cosa resta ancora hype?

Funziona già davvero l’AI applicata ai dati che l’azienda ha già: arricchire le schede partendo dalle informazioni tecniche del gestionale, tradurre, categorizzare migliaia di articoli sulla tassonomia di ogni canale, estrarre attributi come colore, materiale e misure da descrizioni scritte male. Sono attività ripetitive e verificabili, dove l’AI fa in un’ora quello che a una persona costa settimane. Resta hype il catalogo che si gestisce da solo: sui contenuti che diventano pubblici servono ancora regole di controllo e una persona che approva, perché un errore moltiplicato su diecimila prodotti diventa subito un problema commerciale. L’AI toglie il lavoro ripetitivo, non la responsabilità.

In quali ambiti gli ecommerce stanno investendo troppo e in quali, invece, stanno investendo ancora troppo poco?

Si investe troppo in acquisizione: campagne, restyling grafici, canali nuovi aperti sopra una base che non regge. Se le schede sono incomplete e le giacenze non sono affidabili, più traffico porta soltanto più resi e più assistenza. Si investe ancora troppo poco nella qualità del dato prodotto e nelle integrazioni, quindi codici a barre, attributi, foto, il collegamento reale tra gestionale, sito e marketplace: non sono temi che si vedono in una presentazione, ma decidono se un catalogo può crescere. L’altro ambito sottovalutato è il monitoraggio: molti guasti sono silenziosi, un canale smette di aggiornarsi e ce ne si accorge dalle vendite un mese dopo.

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  • Dal 2015 sono il Responsabile dell'Ufficio Stampa di Ecommerce HUB. In questo ruolo mi occupo di coordinare tutte le attività di PR con la stampa e di promuovere l'immagine dell'evento attraverso interviste, dirette e altri contenuti.

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