Compliance ecommerce internazionale: nuove regole e impatto sul cross-border

intervista avask

Compliance ecommerce internazionale: nuove regole e impatto sul cross-border

In occasione dell’edizione 2026 di Ecommerce HUB®, abbiamo intervistato Cristian Argiolas, Head of Business Development di AVASK. Con lui abbiamo approfondito come sta cambiando la compliance per gli ecommerce che operano sui mercati internazionali, tra nuove regole europee su sicurezza, sostenibilità e tracciabilità e l’evoluzione della disciplina doganale per il commercio cross-border.

Quali nuove sfide introduce la compliance ecommerce tra sicurezza, sostenibilità e tracciabilità dei prodotti?

In AVASK vediamo un cambiamento profondo nel concetto stesso di “prodotto conforme”. Fino a poco tempo fa la compliance e-commerce riguardava soprattutto IVA e dogane; oggi si aggiunge un livello nuovo, che tocca il prodotto in sé. Il GPSR chiede di dimostrare la sicurezza del prodotto e nominare un responsabile in UE; il PPWR, con obblighi vincolanti dal 12 agosto 2026, riguarda direttamente gli imballaggi anche per l’e-commerce; il Digital Product Passport introdurrà, a partire da quest’anno per alcune categorie, un vero e proprio passaporto digitale dei materiali e della filiera. La sfida più grande per i seller è non trattare questi temi come adempimenti separati, ma organizzare i dati una volta sola, in modo che servano a tutti e tre.

Che impatto ha la fine dell’esenzione doganale sotto i 150 euro su chi vende cross-border?

Dal 1° luglio 2026 non esiste più la soglia di esenzione doganale sotto i 150€: ogni importazione extra-UE, anche di basso valore, è soggetta a un dazio fisso di 3€ per ogni codice doganale (HS code) presente nell’ordine, non per pacco. Un ordine con più prodotti diversi può quindi generare più addebiti. Alcuni Paesi, come la Francia, stanno inoltre introducendo fee di gestione locali aggiuntive. Per chi vende cross-border da fuori UE è un cambiamento operativo concreto: bisogna decidere se assorbire il costo, ricaricarlo sul cliente o rivalutare la propria strategia logistica. È inoltre una misura transitoria: dal 2028 la soglia dei 150€ sparirà del tutto, con trattamento tariffario pieno.

In quali ambiti gli ecommerce stanno investendo troppo e in quali, invece, stanno investendo ancora troppo poco?

Vediamo ancora molti seller investire tantissimo su marketing e advertising, e relativamente poco sull’infrastruttura di compliance che dovrebbe sostenerli in quella crescita. È un po’ come accelerare senza controllare i freni: funziona, finché non si incontra un ostacolo — un blocco di listing, una sanzione, un controllo doganale. Al contrario, chi investe presto in dati puliti su fornitori, materiali e filiera si trova pronto non solo per un adempimento specifico, ma per tutte le normative che arriveranno dopo. È un investimento meno visibile del marketing, ma che nel medio periodo protegge davvero la crescita, invece di rincorrerla normativa dopo normativa.

Autore

  • Dal 2015 sono il Responsabile dell'Ufficio Stampa di Ecommerce HUB. In questo ruolo mi occupo di coordinare tutte le attività di PR con la stampa e di promuovere l'immagine dell'evento attraverso interviste, dirette e altri contenuti.

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