Ecommerce trend 2023: le tendenze che caratterizzeranno il commercio elettronico

ecommerce trend 2023 - le tendenze ecommerce che caratterizzeranno il commercio elettronico nel 2023

Ecommerce trend 2023: le tendenze che caratterizzeranno il commercio elettronico

Oltre 3 milioni di nuovi acquirenti, un fatturato aggregato stimato in 64 miliardi di euro ed un +33% di crescita: sono i numeri che esprimono in sintesi la costante crescita del comparto e-commerce in Italia secondo la consueta analisi di Casaleggio Associati.

Non è un segreto che l’e-commerce abbia “creato” molte nuove aziende e realtà negli ultimi anni, con un parallelo aumento dei consumatori che scelgono le vetrine online per soddisfare le proprie esigenze di acquisto. Il commercio online presenta oramai diverse opzioni in quasi tutti i mercati al dettaglio, e stare al passo con le tendenze dell’ecommerce è fondamentale per qualsiasi azienda che voglia crescere e magari eccellere nel proprio settore.

Quali saranno i trend ecommerce del 2023? Alcuni di questi li avevamo già anticipati, ma sarà ora doveroso riproporli poiché hanno risposto positivamente alle attese: non solo hanno registrato tassi di crescita evidenti, ma riteniamo che potranno ulteriormente imporsi come trend fino a diventare – in alcuni casi – dei veri e propri nuovi standard per l’ecommerce.

E-commerce trend 2023 – come stanno cambiando le vendite online nel mondo

Siamo costantemente attenti ad ogni evoluzione di questo settore, così come alle tendenze che si stanno sviluppando e che potrebbero concretamente portare un valore aggiunto alle vendite online. In questo articolo abbiamo voluto porre il focus sui trend principali che caratterizzano il commercio elettronico nel nuovo anno.

 

1) La varietà e la flessibilità di pagamento saranno il vero game-changer

Del Buy-now-Pay-later ne abbiamo ampiamente discusso in passato sul nostro magazine e ne parlammo in principio come uno dei trend che si sarebbero maggiormente imposti nel prossimo futuro. Bene, ora il pagamento “differito”, ovvero suddiviso in rate, è più che realtà: si tratta oramai di uno standard evoluto, consolidato e destinato ancora a crescere.

Ma il tema non si riduce soltanto a questo, c’è di più.  Come ben sappiamo, uno dei motivi principali dell’abbandono di un carrello è rappresentato da un check-out non rispondente alle necessità/volontà del consumatore: in altre parole, troppo spesso un ecommerce non offre varietà e flessibilità di pagamento.

Secondo dati forniti da Statista, i portafogli digitali e mobili (conosciuti come digital e mobile wallets) rappresentano circa la metà delle transazioni di pagamento ecommerce in tutto il mondo, rendendoli quindi il metodo di pagamento online di gran lunga più popolare. La previsione è che nel 2025 questa quota arriverà al 53%.

PayPal nello specifico rappresenta il principale gateway di pagamento online, con un enorme quota di mercato pari al 60%, seguito da Stripe con il 16%. Eppure, spinti dalla ricerca di commissioni più vantaggiose, alcuni merchants scelgono ancora di rinunciare a PayPal puntando su una sola altra alternativa: bene, questo era e continua ad essere un errore. Non offrire varietà di pagamento può generare abbandoni – e quindi mancate vendite – ben più dannose di punti percentuali risparmiati sulle commissioni.

I consumatori fanno sempre più affidamento su servizi di pagamento digitali sicuri come PayPal, Apple Pay, Google Pay. Invece di fornire i dati della carta di credito a ogni singolo sito da cui ordinano, tendono a fidarsi di metodi di pagamento più convenienti, veloci e sicuri. Consentire flessibilità con le opzioni di pagamento alla cassa è un ottimo modo per proteggersi dalle vendite annullate e aumentare i tassi di conversione.

Ricordiamo inoltre che le nuove generazioni che “entrano nel mercato”, ovvero che iniziano ad effettuare acquisti online, desiderano modalità di pagamento sempre più variegate e flessibili. Sarebbe quindi imperdonabile non rispondere correttamente a queste esigenze.

 

2) Il social commerce giocherà un ruolo ancora più importante

A proposito di nuove generazioni, il 97% degli utenti appartenenti alla Gen-Z (generazione dei nati dal 1997) utilizza i social media come principale fonte di ispirazione per i propri acquisti online. Proprio in una delle nostre ultime newsletter abbiamo riportato il dato secondo cui parte della Gen-Z non si affida più a Google (come prima fonte) per una ricerca di qualsiasi tipo, bensì predilige TikTok come “nuovo motore di ricerca”.

Certo, anche il Social Commerce, di fatto, non è una vera e propria novità ma è importante menzionarlo perché il trend è praticamente esploso, continuerà ad imporsi e la sua “adozione di massa” è purtroppo ancora lacunosa.

I giovani e giovanissimi possiedono una competenza digitale senza precedenti e si aspettano che i brand e le aziende siano “smart” quanto loro quando si tratta di acquistare beni o servizi su Internet.

Alcuni dati interessanti:

– Le vendite globali tramite social media sono state stimate in 992 miliardi di dollari nel 2022 e le previsioni suggeriscono che le vendite raggiungeranno circa 2,9 trilioni di dollari entro il 2026;

– Il 55% della Gen-Z utilizza gli smartphone più di cinque ore al giorno mentre il 26% lo utilizza per più di 10 ore al giorno;

– Più del 40% della Gen-Z preferirebbe perdere il portafoglio piuttosto che lo smartphone.

Che decidiate o meno di vendere direttamente attraverso i social in questo momento, evitare di non approcciare al trend potrebbe rappresentare un grande errore. Il social commerce è fondamentale per i brand al fine di raggiungere il loro pubblico e si prevede che genererà circa 30 miliardi di dollari di vendite nel 2023, pari al 20% delle vendite globali di e-commerce.

 


Leggi anche Live Shopping e il ritorno delle televendite nell’e-commerce


 

3) Ambiente, sostenibilità e valori aziendali

Non dovrebbe sorprendere che la sostenibilità sia stata una tendenza in crescita negli ultimi anni e che continuerà sicuramente a crescere. Secondo dati NielsenIQ, il 73% dei clienti in tutto il mondo ha affermato che sarebbe disposto a modificare il proprio comportamento di acquisto per ridurre il proprio impatto sull’ambiente. Se non avete ancora pensato di adottare una strategia sostenibile, questo è il momento giusto.

Cosa si intende? Un’attività di ecommerce rispettosa dell’ambiente che mira a operare con il minor impatto possibile sull’ambiente, al fine di soddisfare le esigenze del presente senza mettere a repentaglio le generazioni future.

Ma non è questo l’unico modo per definire la sostenibilità. Per essere sostenibile, un’attività di ecommerce dovrebbe anche considerare il suo impatto sulla società, sull’ambiente e sul benessere umano.

Uno studio condotto da First Insight ha rilevato che i consumatori di tutte le età (e in particolar modo quelli appartenenti alla suddetta Gen-Z) si aspettano che le aziende adottino pratiche più sostenibili. La transizione della propria attività verso un modello di business più ecologico nonché l’allineamento dei valori dell’azienda con i consumatori di oggi aumenteranno il potenziale di vendita e aiuteranno a formare una base di clienti sempre più fedeli.

Tra i vari modi per perseguire questi obiettivi c’è sicuramente la scelta (e quindi proposta ai clienti) di metodi di spedizione più rispettosi dell’ambiente, oltre alle possibilità, per esempio, di richiedere lo stato di B-Corp e perseguire altre certificazioni rilevanti per il tuo settore come la certificazione biologica, la certificazione di libero scambio e altro ancora.

Inoltre, un sondaggio pubblicato da Nosto ha rilevato che il 50% degli intervistati desiderava una maggiore sostenibilità nel settore della moda e il 75% desiderava vedere meno imballaggi. Molte aziende stanno trovando modi per essere più eco-compatibili eliminando la carta quando possibile, utilizzando imballaggi biodegradabili e materiali riciclabili.

 

4) Il Re-commerce diventerà un trend rilevante

Ridurre, riutilizzare, “ricommerciare”. Trainato dalla scia della sostenibilità, il re-commerce è in forte espansione proprio perché la sostenibilità e l’accessibilità sono diventate priorità sempre più importanti per i consumatori.

Ma nello specifico, cosa significa? Il re-commerce è l’attività di acquisto e vendita di prodotti usati o in eccesso attraverso una vetrina digitale. La percezione dei consumatori in merito sta cambiando: “Usato” non significa più “di scarso valore o indesiderabile”. Sempre più aziende permetteranno di acquistare prodotti di seconda mano con un certo livello di sicurezza in termini diqualità. Ed è certo che non si limiteranno ad esporre “articoli scontati”, bensì comunicheranno anche il relativo impatto ambientale.

Tra il risparmio sui costi e i benefici della sostenibilità, lo shopping dell’usato ha praticamente trovato nuova vita. Oggi, il 65% di tutti gli acquirenti utilizza un servizio re-commerce.

Grandi marchi come Patagonia, Levi’s e REI si stanno concentrando sulla sostenibilità e sugli sforzi di rivendita. Dopotutto, come abbiamo già detto, le generazioni future sono sempre più attente ai temi di sostenibilità ambientale, pertanto desiderano fare acquisti sempre più mirati e consapevoli.

Un tempo i grand brand erano comprensibilmente scettici sull’offrire articoli usati sui loro ecommerce poiché vi era il timore che l’usato avrebbe potuto “cannibalizzare” il proprio mercato. Del resto, ci si poneva la domanda “Perché qualcuno dovrebbe comprare un prodotto nuovo se può comprare un buon usato con una spesa inferiore?”. Tuttavia, nel tempo questi timori si sono rivelati infondati: secondo Andy Ruben, Fondatore e CEO di Trove, una delle principali soluzioni di re-commerce, i dati mostrano che i programmi di “rivendita” generano entrate incrementali con margini elevati.

Ma i margini non rappresentano l’unico vantaggio di questa pratica. Il re-commerce infatti consente anche di

– fidelizzare i clienti esistenti
– aumentare la propria reputazione grazie a pratiche sostenibili
– vendere articoli precedentemente invenduti riducendo l’impatto sui rifiuti.

 

5) I Chatbot continueranno a diventare una pratica sempre più comune

Cosa accadrebbe, se chattando con un’azienda, si ricevessero spunti per gli acquisti o consigli per scegliere tra i diversi prodotti in catalogo quelli migliori per le le proprie esigenze? L’esperienza d’acquisto si farebbe più personalizzata e su misura e, soprattutto, si riuscirebbe nell’intento di far sentire chi compra “chiamato per nome” e oggetto di attenzione da parte del brand, cosa che potrebbe aumentare a valle livello di fidelizzazione e life time value del consumatore stesso. A questo proposito, i chatbot interagiscono con gli acquirenti online proprio come farebbe un addetto alle vendite in negozio. L’acquirente di oggi vuole essere in grado di trovare e acquistare un prodotto in pochi click e, se non ci riesce, si sente frustrato. È qui che un chatbot può intervenire e, come si suol dire, “salvare la vendita”.

Uno studio di Insider Intelligence prevede che entro il 2024 la spesa al dettaglio dei consumatori tramite chatbot ammonterà a 142 miliardi di dollari. Il dato è sorprendente se pensiamo che solo nel 2019 la spesa ammontava a circa 3 miliardi di dollari!

spesa su ecommerce attraverso chatbot

Spesa su ecommerce attraverso Chatbot – Insider Intelligence

Oracle aveva previsto che l’80% delle aziende avrebbe utilizzato i chatbot entro il 2020. Non siamo ancora a quei numeri, ma l’aumento nell’implementazione è in costante crescita e rappresenta qualcosa di cui dover tener assolutamente conto.

 

6) Cresceranno i consumatori che acquisteranno sfruttando la realtà aumentata

Secondo il report di Snapchat, i consumatori stanno ridefinendo l’esperienza digitale utilizzando la realtà aumentata. Con l’aiuto dell’AR (Augmented Reality), i consumatori possono personalizzare, vedere e comprendere facilmente l’efficacia di un prodotto da ogni angolazione. Se il pubblico è soddisfatto di ciò che vede, gli utenti AR aumenteranno di giorno in giorno. Si prevede che questo trend porterà al superamento dei 50 miliardi di dollari di vendite entro il 2024, consentendo ai rivenditori che lo utilizzano di soddisfare le richieste degli acquirenti.

L’AR consente ai consumatori di visualizzare i prodotti comodamente da casa o di esplorare articoli che potrebbero non essere fisicamente disponibili per la visualizzazione, rimuovendo quindi uno dei principali ostacoli agli acquisti online.

Fintan Gillespie, Head of UK Enterprise di Snapchat, ha parlato del mercato in crescita dell’AR:

“Nel 2023, vedremo tecnologie come l’AR continuare a trasformare lo shopping, per renderlo ancora più coinvolgente. 250 milioni di persone interagiscono già con la realtà aumentata su Snapchat ogni giorno.”

Uno degli esempi più popolari di cui avrete sicuramente sentito parlare è quello di Ikea che, tramite app, consente di inquadrare il proprio spazio e provare una poltrona, piuttosto che un mobile. Ma c’è dell’altro: Bulgari consente la prova virtuale dei propri occhiali, così come anche Ray-Ban. E sapevate che L’Oréal Paris offre un servizio di “virtual makeup” per provare i loro trucchi e decidere in modo più consapevole quali acquistare?

Già nel 2019, Gartner aveva previsto che 100 milioni di consumatori avrebbero acquistato utilizzando l’AR entro il 2020, quindi sarà interessante vedere come continuerà questa tendenza.

Michael Prusich, Direttore del Business Development di 1Digital Agency, concorda con questa previsione:

“I sondaggi hanno mostrato alcuni numeri davvero importanti anche per quanto riguarda l’AR: il 35% delle persone afferma che acquisterebbe di più online se potesse provare virtualmente un prodotto prima di acquistarlo e il 22% sarebbe meno propenso a visitare un negozio fisico se l’AR fosse disponibile tramite il loro e-commerce preferito. L’AR garantisce a una persona la possibilità non solo di vedere un modello 3D di un prodotto, ma consente a un utente di vedere come appare se lo stesse effettivamente indossando. Alcuni prodotti e settori si prestano meglio ai metodi di acquisto tradizionali, ma l’AR darà una scossa alle cose prima o poi”.

Tessa Wuertz, Director of Marketing & Partnerships di efelle.com, vede anche il potenziale per le aziende ancora più piccole e medie che si uniscono alla tendenza:

“Ci aspettiamo che molte più aziende utilizzino l’AR per i loro prodotti e attività, al punto che diventerà uno standard nelle piattaforme di e-commerce e social media. Ne stiamo vedendo l’utilizzo maggiormente con le aziende più grandi, ma penso che presto inizieremo a vederlo diventare mainstream per le aziende di tutte le dimensioni”.

 

7) La personalizzazione (anche attraverso l’intelligenza artificiale) diventerà un fattore sempre più decisivo per la fedeltà dei clienti

Acquirenti di ogni tipo, sia in ambito B2C che B2B, sono sempre più alla ricerca di esperienze di acquisto personalizzate online. Il 60% dei consumatori afferma che diventeranno clienti abituali dopo un’esperienza di acquisto personalizzata.

È stato dimostrato che l’implementazione di esperienze personalizzate negli acquisti e/o negli “sforzi di marketing” ha un forte effetto sulle entrate, con uno studio del Boston Consulting Group che ha rilevato un aumento del 25% delle entrate per i rivenditori che implementano possibilità di personalizzazione avanzate.

L’intelligenza artificiale e l’apprendimento automatico non solo consentono al cliente di avere esperienze di acquisto automatizzate e personalizzate ma aiuta anche i venditori a conoscere gli acquirenti. L’intelligenza artificiale raccoglie continuamente dati su come un cliente acquista, quando acquista e cosa cerca in un prodotto o servizio.

 

8) La ricerca vocale continuerà la propria ascesa

Secondo i dati condivisi da Insider Intelligence, già all’inizio del 2022, più di un terzo delle persone negli Stati Uniti possedeva uno smart speaker. Statista stima che la presenza di questi dispositivi aumenterà al 75% entro il 2025. Di conseguenza, sempre più persone utilizzeranno la ricerca vocale anche per lo shopping online con stime di vendite che dovrebbero superare i 30 miliardi di dollari entro il 2024.

 

 

Conclusioni

In generale le tendenze cambiano costantemente e il mondo digitale non è certo diverso. È essenziale adattarsi a una o più delle tendenze di cui sopra se si desidera migliorare le proprie performance di vendite.

Ad ogni modo, qualunque sia la propria strategia di ecommerce per il 2023, al netto delle tendenze che prevediamo in crescita, ricordiamoci che l’esperienza incentrata sul cliente è una tendenza che non fallisce mai.

Autore

  • Giuseppe Pignataro

    Head of content @ Ecommerce HUB


    Giuseppe è responsabile dei contenuti del magazine di Ecommerce HUB. Ricopre il ruolo di social media & project manager a La Gazzetta dello Sport ed è ecommerce manager in Epson. Laurea magistrale in Economia e management, master in digital marketing alla London Business School, si occupa di digital e di commercio elettronico dal 2007. Divora libri compulsivamente ed ha una passione smisurata per Frank Sinatra.

    LinkedIn



0